Mi sento fortunata #angoliocurve

Aspirapolvere, Elettrodomestici| 4 minuti

Mi ritengo fortunata. Siamo una famiglia quasi numerosa, con tre figli, e ogni giorno c’è sempre un bel po’ da fare in casa, i bimbi più grandi hanno già dei compiti che portano avanti quotidianamente ma non basta, non posso essere solo io a pensare all’organizzazione e alle pulizie di casa.

Ma sono fortunata, ripeto: ho un marito che mi aiuta e si impegna in piccole incombenze casalinghe.

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Negli anni si è appropriato di una mansione semplice che poi ho scoperto essere la mansione preferita e più usuale di quasi tutti i mariti: andare a buttare le buste dell’immondizia. Non è una scelta a caso, credo che lo faccia per prendere una boccata d’aria dopo cena e lasciare sotto la mia responsabilità il delirio che di solito si crea a quell’ora, prima di andare a letto. Una passeggiatina fino ai cassonetti più vicini e quando torna l’atmosfera in casa è totalmente cambiata, un’altra scena, nuovo atto, il sipario aperto su un palco di bimbi già a letto, quasi addormentati, manca solo rimboccare le coperte e il bacio della buonanotte.

Ma sono fortunata.

Un altro incarico di cui si è appropriato è svuotare la lavastoviglie. Sono fortunata perché così non devo essere io a farlo, ma anche in questo caso ho capito che preferisce toccare piatti puliti, lindi e profumati piuttosto che quelli sporchi e unti, che devono essere incastrati come un puzzle affinché entrino tutti per fare andare questo santo elettrodomestico a pieno carico.

Ma sono fortunata.

Non è retorica la mia, lo sono davvero, persino quando lo vedo lavare i pavimenti con il mocio. Lo fa da quando sono rimasta incinta la prima volta e devo ammettere che anche la mia schiena gli è grata, un po’ meno forse gli angoli nascosti delle stanze e le ceramiche sotto le poltrone, che vedono passare raramente l’acqua e il detersivo. Ma non importa: ci sono io che quando decido di lavare passo in ogni angolino nascosto di casa, per pulire a fondo e togliere ogni possibile traccia di sporco.

Sono fortunata anche quando impietosito da me e i miei capelli arruffati che, con il bambino che piagnucola in braccio, cerco con una mano di lavare le pentole, ecco allora si presta con gentilezza e io emetto un sospiro di sollievo. Ma dopo aver finito questo lavoro ingrato devo assolutamente ripassare dalla zona lavello e pulire ciò che resta: un coperchio dimenticato sui fornelli spenti, un cucchiaio di legno sporco di frittata, il tagliamela lasciato in mezzo alle padelle unte, e soprattutto il piano della cucina e dei fuochi coperto di macchie. E’ come se quell’angolo della casa appartenesse a qualcun altro, non facesse parte della nostra famiglia perché potrebbe esserci caduto sopra un camion di briciole e un bottiglione di olio che tanto lui non se ne accorgerebbe, ma va bene lo stesso, almeno non ho lavato quelle pentole antipatiche.

Anche la polvere non è sua amica. Lui forse vorrebbe essere sostituito dal robot aspirapolvere, per potersi sedere sulla sua poltrona e suonare le canzoni che ha scritto per me, mentre il robot lavora al posto suo. Ma io amo le sue canzoni, lui è il mio compagno di vita, e lo amo anche per questo.

Affermo con decisione che sono fortunata, soprattutto quando sceglie di sua spontanea volontà di svuotare la lavatrice e stendere i panni, fuori in giardino, mentre lui si fuma la sua sigaretta in pace. Ammetto che grazie alla sua generosità mi ritrovo i panni stesi, però ci sono voluti anni di lunghe lezioni per insegnargli che prima di posarli sul filo metallico, deve cercare di stenderli e sbatterli al meglio così che poi non sia sempre necessario stirare tutto, perché troppo sgualcito.

Alla fine ha imparato, il mio amore di una vita, e lo ringrazio di cuore, per essere presente con le sue peculiari caratteristiche accanto a me nelle pulizie domestiche, azione necessaria e quotidiana.

[Articolo a cura di Ester Bartolomei: Kosenrufu Mama]

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Last modified: 13 Aprile 2017

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