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Le microonde e il forno a microonde

Elettrodomestici, Microonde| 4 minuti

Le microonde sono radiazioni elettromagnetiche comprese nello spettro radio, la cui scoperta risale alla seconda metà dell’Ottocento ed è da collegare alla figura del matematico e fisico scozzese James Clerk Maxwell che, con le sue famose quattro equazioni, si addentrò per la prima volta in questa branca della fisica elaborando la prima teoria moderna dell’elettromagnetismo.

Maxwell fu solo un precursore: nel corso degli anni successivi molti scienziati contribuirono allo sviluppo dello studio di queste radiazioni che hanno la caratteristica di avere una lunghezza d’onda compresa tra le gamme superiori delle onde radio e la radiazione infrarossa. Tra questi si ricordano Guglielmo Marconi, Nikola Testa, Lord Kevin, Samuel Morse, Oliver Lodge solo per citarne alcuni.

Ma soprattutto si ricorda Percy Spencer, passato alla storia come “il papà del forno a microonde”, il primo a capire che con le microonde era possibile cuocere i cibi. La scoperta fu del tutto casuale: Spencer era un impiegato della Raytheon, una compagnia statunitense attiva nel settore della difesa, e un giorno, mentre stava lavorando su una valvola termica per apparati radar, si accorse che la tavoletta di cioccolato che conservava nelle sue tasche si era sciolta. Spencer non era uno sprovveduto: vantava già una serie di brevetti alle spalle e capì subito l’importanza di quello che era accaduto: iniziò dunque a lavorare all’idea, servendosi dapprima di pop corn e poi di un uovo come “cavie”.

Nel giro di poco tempo brevettò il processo di cottura a microonde. Era il 1946. Solo un anno più tardi fu sempre lui a segnare la seconda tappa evolutiva, realizzando il primo forno commerciale a microonde, che lo battezzò con il nome di Radarange. Ovviamente il primo modello aveva poco a che spartire con gli attuali forni a microonde: era pesantissmo (circa 340 chili) e di immense dimensioni, tant’è che raggiungeva i 180 centimetri di altezza. Il successo fu lo stesso immediato: diverse aziende produttrici di elettrodomestici si mostrarono subito interessate a questo nuovo apparecchio che era destinato a subire notevoli cambiamenti e a diventare, nel giro di un ventennio, un must nelle case degli americani.

Da un punto di vista estetico, i grandi cambiamenti si registrarono negli anni Sessanta: in quel momento i forni a microonde iniziarono ad assumere l’aspetto e le sembianze di quelli odierni. Erano comunque di prodotti di lusso: i primi forni a microonde erano una “chiccheria” delle famiglie benestanti. L’evoluzione tecnologica fu però repentina e i prezzi calarono in fretta: in poco tempo questi nuovi elettrodomestici entrarono di diritto nell’elenco degli apparecchi di uso comune.

In Italia l’avvento del forno a microonde ha una storia più recente: la prima volta che si sentì parlare di questi apparecchi erano gli anni Ottanta e la reazione non fu positiva. E’ solo a ridosso del nuovo millennio che il forno a microonde ha raggiunto nello stivale lo stesso successo toccato venti anni prima sul suolo statunitense. Oggi la sua fama è indiscussa: diversi studi stabiliscono che in America il 95% delle famiglie ne possiede uno in casa. Merito della semplicità e della praticità che lo caratterizza, che consente di preparare pasti veloci anche per tutti coloro che non hanno tempo di dedicarsi alla cucina.

Ma come funziona il forno a microonde? Quale è il principio su cui si basa? La risposta risiede nelle caratteristiche delle onde elettromagnetiche. Il forno a microonde, infatti, sfrutta la capacità delle onde elettromagnetiche con frequenza di 2.450 MHz di trasmettere energia alle molecole d’acqua che si trovano all’interno di qualsiasi tipo di cibo. Questa energia spinge le molecole a produrre calore, che si propaga anche per conduzione. In questo modo tutti i cibi che contengono al loro interno più quantitativo d’acqua cuociono più velocemente, mentre i cibi solidi (che hanno meno acqua) necessitano un tempo di cottura più lungo.

Diverse sono le parti che compongono un forno a microonde. C’è un magnetron, ovvero una valvola termoionica ad alta potenza; un circuito elettrico di controllo e alimentazione di questa valvola; una struttura lineare chiamata guida d’onda che spinge le onde elettromagnetiche a seguire una propagazione guidata; una cavità di cottura (che altro non è che una gabbia di Faraday che impedisce la fuoriuscita di microonde) e una rete metallica che funge da schermo elettromagnetico.

Last modified: 14 Novembre 2012

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