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Le lavandaie: prima delle lavatrici

Elettrodomestici, Lavatrici e Asciugatrici| 4 minuti

Diffusasi in modo industriale dopo la seconda guerra mondiale, la lavatrice ha completamente rivoluzionato la nostra vita, cancellando dal dizionario una parola che tutti prima conoscevano: la lavandaia. Perché in ogni famiglia c’era una lavandaia: un lavoro che spettava di norma alle donne, ovvero quello di prendere uno sgabello e un banco, di recarsi lungo la sponda del fiume più vicino e di lavare con un tinello di acqua i vestiti di tutta la famiglia.

La nascita delle lavatrici, in realtà, è da collegare a ben prima degli anni Cinquanta del Novecento: la sua invenzione risale alla seconda metà del Settecento, quando videro la luce i primi modelli di macchine meccaniche per lavare. Ma è solo due secoli più tardi che queste invenzioni entrarono nel mercato domestico, complice lo slancio industriale e le conquiste che le donne avevano ottenuto in tutto il mondo. Fino ad allora esistevano le lavandaie, che si dedicavano al lavaggio o in posti predesignati (luoghi in muratura dotati di vasche dove le donne di casa si ritrovavano per adempiere a questo compito) o, in assenza di questi, lungo i torrenti.

Il lavaggio dei panni e la cura delle stoffe è documentata sin dal Trecento e Quattrocento: in alcuni documenti si parla dell’esistenza di vere e proprie Ville delle Cure, dove si portavano i panni che necessitavano di essere sbiancati o ammorbiditi. Sempre in questi luoghi avveniva la sterilizzazione dei vestiti, attraverso l’utilizzo di tinelle di acqua bollente e ranno. Il ranno era proprio uno dei segreti per chi faceva questo lavoro: si trattava di un composto fatto in casa e preparato versando acqua bollente sulla cenere che risultava dal focolare domestico. Il tutto veniva disposto (insieme al bucato stesso) in una conca di terracotta con un foro nel fondo: da quel foro si recuperava il ranno che veniva poi raccolto nuovamente e riutilizzato, in una serie multipla di lavaggi. Un lavoro che necessitava di moltissimo tempo: tutta la mattinata per un unico bucato, molto di più di quella scarsa ora e mezza che richiede una lavatrice moderna.

Ma non era che la prima parte di questo duro lavoro: i panni venivano tenuti a mollo con ranno e acqua per tutta la mattinata, poi venivano estratti, riposti all’interno di cesti e portati al fiume più vicino, dove vanivano lavati, sbattendoli più e più volte nell’acqua in modo tale da liberarli di tutto il ranno. Qui entrava in ballo il lavaggio vero e proprio, con tanto di sapone casereccio che veniva preparato in casa servendosi di pezzi di sugna, grassi animali e morchie fatte con pece greca e soda caustica, il tutto fatto bollire all’interno di una caldaia e poi lasciato riposare in appositi contenitori.

L’operazione di lavaggio era il più delle volte fatta o in luoghi predisposti o sulla riva di un corso d’acqua, soprattutto nelle zone di campagna o in quelle più povere, non dotate di spazi ad hoc. I luoghi dediti ai curandai hanno piano piano lasciato spazio sempre più a quelli delle lavandaie, che si occupavano del bucato, lavando la biancheria sporca. Quello della lavandaia era un lavoro personale (ovvero coinvolgeva donne che lavavano i panni della propria famiglia) o un lavoro vero e proprio: c’erano infatti lavandaie che lavavano i panni dei propri padroni: la borghesia del tempo, infatti, non si occupava di questo lavoro di manovalanza.

Si passava poi all’asciugatura: d’estate era il sole a fare gran parte del lavoro. D’inverno si utilizzava una stufa. I panni erano poi riposti in un fagotto e riconsegnati ai rispettivi proprietari. Tracce e influenza dell’antico modo di lavare i vestiti si trovano oggi a corredo dei più moderni lavatoi. Tutti coloro che vogliono creare, infatti, un piccolo spazio lavanderia nella propria abitazione comprano dei lavatoi dotati di apposito strofinatoio, destinati a quelle operazioni di lavaggio che la lavatrice non può compiere. Infatti non tutto il bucato può essere sempre lavato in lavatrice: alcuni capi (vuoi perché sono particolarmente delicati o perché troppo macchiati) vengono lavati a mano e il lavabo del bagno o della cucina non è sempre attrezzato per queste operazioni.

Last modified: 13 Novembre 2012

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