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Conservare il cibo prima dell’invenzione del frigorifero: le ghiacciaie

Frigoriferi| 3 minuti

Per tutti quelli nati dagli anni Sessanta in poi, le ghiacciaie appaiono un fenomeno lontanissimo, il metodo primitivo utilizzato per conservare i cibi prima della nascita del frigorifero. Eppure le ghiacciaie non appartengono a così tanti decenni fa, tant’è vero che chi è nato negli anni Cinquanta se le ricorda, negli antichi paesi di campagna dove sono cresciute le proprie mamme o le proprie nonne.

La ghiacciaia è conosciuta popolarmente come “la mamma di tutti i freezer” e l’opinione comune tende a utilizzare questo termine oggi come sinonimo di congelatore. Ma in realtà non è così. Correttamente il termine sta a indicare sia quell’impianto che serviva per deviare le acque di un fiume o di un corso d’acqua in zone fredde, provocando la loro conseguente trasformazione in ghiaccio, sia quei magazzini dove questo ghiaccio veniva riposto. E’ proprio questa seconda interpretazione a essere la più usata al giorno d’oggi: con ghiacciaia si intende quel luogo in cui si posizionava ghiaccio e neve, che rimaneva freddo per tutto l’inverno, e che permetteva, dunque, di conservare il cibo, ben prima che l’idea del frigorifero fosse solo pensata. Il presupposto fisico su cui si basa è il medesimo: ovvero la convinzione che il cibo si preservi meglio con le basse temperature, perché il freddo rallenta la crescita dei batteri.

L’evoluzione tecnologica in questo settore ha fatto passi da gigante, tant’è che oggi le ghiacciaie suonano terribilmente retrò, eppure il frigorifero ha una storia tutto sommato recente: la macchina frigorifera è stata infatti brevettata nella seconda metà del 1800 dall’americano John Gorrie, ma divenne di uso comune solo negli anni Venti del Novecento, dopo che anche Albert Einstein lavorò al progetto. Fino a quel momento erano le ghiacciaie a farla da padrone.

Le origini della ghiacciaia però vanno cercate molto in là nei secoli: pare che l’idea di utilizzare luoghi riparati e protetti dal calore per conservare cibi sia da ricondurre alla Persia e sia da collegare, temporalmente, ben 1700 anni prima della nascita di Cristo. Una forma primordiale di ghiacciaia era già utilizzata anche dai Romani e dai Greci che riempivano di ghiaccio o neve delle grotte naturali o delle buche e le utilizzavano come magazzino per i cibi e per rinfrescare le bevande. Nell’antichità questi luoghi erano per lo più interrati e coperti da un tetto: intorno alla ghiacciaia era solita esserci una zona boschiva, che permetteva alla ghiacciaia stessa di rimanere all’ombra.

Le prime ghiacciaie erano semplicemente buchi nel terreno dove venivano pressati il ghiaccio e la neve grazie a degli strati di paglia e foglie secche o utilizzando stracci di lana. Altro non erano, insomma, che frigoriferi naturali: si aspettava la stagione delle nevi, si raccoglieva la neve e la si lasciava all’interno di queste strutture, stando bene attenti a pressarla bene. La neve, a causa delle basse temperature, si trasformava poi in ghiaccio. Trattandosi nella maggior parte delle volte di grotte o buche scavate nel terreno, la temperatura interna rimaneva sempre bassa e nemmeno il sole estivo riusciva a penetrare, così da consentire la conservazione dei cibi in tutte le stagioni.

Esistevano ghiacciaie comuni o neviere personali che erano un lusso che solo nobili e borghesi potevano permettersi: le utilizzavano come normali frigoriferi e per conservare quei deliziosi sorbetti che per un certo periodo della storia italiana e globale hanno fatto la comparsa durante le festose e lussuose cene di gala.

Oggi le ghiacciaie sono luoghi storico-turistici, sono diventati posti da visitare per ricostruire la storia del nostro Paese. Si ricorda, ad esempio, la ghiacciaia della Madonnina, sulle montagne pistoiesi e adiacente l’Ecomuseo della Montagna pistoiese con il suo itinerario del ghiaccio volto a immortalare la storia delle ghiacciaie e della conservazione dei cibi in questa zona. O ancora la Ghiacciaia del Maestro, nel cuore della cittadina bergamasca di Amagno Strozza a cui si accede tramite un cunicolo di 12 metri. Sono moltissime le ghiacciaie disseminate in lungo e in largo in tutto il Bel Paese, pronte a ricordarci quanto le tecnologie moderne ci abbiano ormai viziato e quanto era diversa la vita all’inizio del Novecento, meno di un secolo fa.

Last modified: 6 Novembre 2012

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